Syrah nel mondo con Fabio Gallo

hermitage

Nove novembre 2016. È il giorno della vittoria di Trump, una delle prime sere di questo autunno nelle quali fuori è silenzio e gelo. Le macchine abbandonate lungo le strade hanno i vetri ghiacciati e per uscire di casa serve un’ottima ragione e la promessa del calore.

Una sala zeppa di persone, molti giovani (che bello!), accoglie il sempre apprezzato Fabio Gallo in una degustazione di Syrah dal mondo organizzata dall’AIS di Casale Monferrato, di quelle che oltre a offrire emozioni, fanno crescere curiosità, cultura del vino e voglia di viaggiare.

Dopo un’introduzione sulle caratteristiche del Syrah e su quello che ci si può aspettare nel bicchiere: il pepe, il lampone, il visone Annabella nella brughiera di mattina dove non si vede a un passo, e una latta da 5kg di olive in salamoia se si è fortunati, si passa alle zone maggiormente vocate.

Il Syrah è un vitigno versatile, robusto e che dà vini longevi (guai aprire una bottiglia prima dei 5 anni ci ammonisce Fabio). Può dare quindi ottimi risultati a qualsiasi latitudine, dall’Australia alla Sicilia, Dal Cile agli Stati Uniti, anche se ça va sans dire, la culla del Syrah è la valle del Rodano sferzata dal mistral, nelle appellation Côte-rôtie, Saint Joseph, Cornas ed Hermitage nella parte settentrionale, e Châteauneuf-du-Pape per quanto riguarda il Rodano meridionale.

syrah

Oxford Landing, Shiraz, 2014, sud Australia. L’unico vino della serata con tappo a vite. Il colore è rosso porpora luminoso (l’unico della serata con un colore così poco intenso), naso verde, più che il frutto del lampone ricorda il suo arbusto. Il legno è appena accennato. La bocca conferma la nota erbacea. Ha una buona freschezza ma poco da supportare. Probabilmente l’Australia, con una storia vitivinicola così sorprendentemente lunga e punteggiata di successi inaspettati (leggasi Sauternes De Bortoli) ha parecchio di meglio da offrire.

Casa Lapostolle, Cuvee Alexandre Syrah, 2012, Cile. Vino decisamente più del sud, a partire dal colore, carico, materico che macchia il bicchiere. La frutta è più declinata in confettura, di mora e prugna, e poi spezie, tabacco, cuoio e leggero goudron.
La bocca è larga, morbida, il tannino è ancora potente e il finale lascia una nota affumicata che non dispiace. Sta ai grandi vini come la nutella sta al grande cioccolato. Piacerà a quasi tutti ma l’eccellenza è altrove.

Gillardi, Harys, 2007, Italia. Dal cuore del Piemonte proviene questo Syrah al contrario, circondato da vigneti di dolcetto e nebbiolo, è una delle migliori espressioni di Syrah italiane.
Il colore anche in questo caso è intenso e iniziano a vedersi riflessi granato che denunciano qualche anno sulle spalle. È vino pulito (forse troppo?) di lampone, prugna e cannella con un livello di finezza decisamente superiore ai precedenti. Fabio in un’immagine poetica ci dice che “ha preso l’aria del Piemonte” ed effettivamente ha una nota amarognola in bocca sul finale che fa pensare al dolcetto. È fresco ed equilibrato, intenso, non troppo lungo e con un tannino ancora un po’ aggressivo. Avrebbe meritato probabilmente ancora qualche anno in cantina.

Joseph Phelps, Syrah, 2001, USA. Ci confessa Fabio al termine della serata che gli Stati Uniti producono ottimi vini che qui nel vecchio mondo sono guardati con troppa diffidenza. Grande verità di cui parlerò alla fine.
Questo Syrah dalla Napa Valley ha un bel colore carico e luminoso e riflessi granato. Il lampone resta un po’ dietro rispetto al pepe nero e alle spezie che emergono con prepotenza, assieme a leggere note di pelliccia.
La bocca è fresca e succosa, piacevole, morbida e fruttata senza essere ruffiana. Il finale fumé e il tannino levigato invogliano al prossimo boccone. Un ottimo vino da abbinare alle giganti e succose USA steak!

E. Guigal Syrah, 2008, Francia. Eccoci giunti su quel sasso che un gigante scaglio staccandolo dal massiccio centrale che è la collina dell’Hermitage. Il clima freddo e il terreno estremamente povero si mostrano già nel bicchiere dove il colore è leggermente meno intenso che nei precedenti vini.
Il naso conferma terreno e clima. È intenso, molto fine ed elegante, e le varie espressioni tipiche del naso del Syrah emergono in equilibrio fra loro: il lampone, il pepe, la pelliccia, il cuoio e il tabacco. Nessuna prevarica, nessuna resta indietro.
La bocca è fresca, in equilibrio ma non così gustosa come il naso aveva fatto sperare. Se si fosse confermata in armonia col naso sarebbe stato davvero notevole. Peccato!

Château de Fonsalette cuvée Syrah, 2007, Francia. Standing ovation! Il naso è uno schiaffo sulla faccia. Sembra dire “Fino ad ora avevamo scherzato, ora si fa sul serio!”. Disarma per intensità e ampiezza. Le olive in salamoia emergono in modo netto e inconfondibile (pensavo non le avrei mai riconosciute) assieme ai fiori passiti, al pepe, al cuoio e all’incenso. Il lampone arriva dopo, un po’ dietro ma presente.
La bocca conferma tutto. È succoso, sapido, equilibrato. Ha il fascino di una cattedrale gotica, con le sue punte, i colori sgargianti delle vetrate e il nero delle zone d’ombra. Non è un vino belloccio che piace a tutti ma ha abbastanza fascino per restare impresso in memoria molto molto a lungo. Se fosse un luogo sarebbe Notre Dame de Paris. Applausi!

 

Quel che rimane

  • La promessa di calore è stata mantenuta senza dubbi. Grazie AIS e grazie Fabio Gallo!
  • Ci sono bottiglie in grado di emozionare. Punto.
  • Nascere in un paese come l’Italia per un appassionato di vini ha il grandissimo vantaggio di avere a portata di mano un numero impressionante di eccellenze, ma allo stesso tempo questa fortuna spesso smorza la curiosità verso zone del mondo che invece meriterebbero di essere scoperte. USA e Cile sono due ottimi esempi di questa sera, ma ce ne sarebbero tanti altri!

“As more and more markets enter the fine wine buying market (e.g. China and India) we’re seeing price increases on the world’s most talked about wines (Bordeaux, Champagne, Bourgogne, etc.). Yes, it does suck, but it’s also a really exciting time for new regions to come to the forefront. As more wine regions invest in quality winemaking we’re going to see a brand new selection of awesome wines to choose from. So, never stop learning and… Salut!”

(Madeline Puckette, @WineFolly)

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Article by denis

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