Un salto in Sudafrica / A jump to South Africa

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Croce e delizia del diventare sommelier è l’essere considerato il detentore della Conoscenza (con la C maiuscola) in fatto di vini. Nonostante sia assolutamente falso, il risultato è che al sommelier non si regalano mai bottiglie (al massimo il trentaquattresimo cavatappi), e che il vino per le grandi occasioni lo sceglie lui.

Una delle prove più ardue è il pranzo di Natale, nel quale il menù è così variegato e misterioso che occorrerebbe una cantina intera per non sbagliare abbinamento, e dove si riuniscono zie, cugini e parenti vari, tra i quali chi beve solo francese, chi solo piemontese, chi berrebbe champagne pas dosé anche con il panettone. Azzeccare il vino giusto è un po’ come scommettere sul cavallo vincente 23 volte di fila.

Il rosso di Natale 2016 è stato un taglio bordolese sudafricano, perché a Bordeaux sanno cosa vuol dire fare un vino che accontenti tutti, da Hugh Johnson in giù, e perché in Sudafrica l’hanno capito da un pezzo.

La soddisfazione mia e di tutti gli astanti è stata tale per cui ho immediatamente deciso di organizzare una degustazione di vini sudafricani insieme a Nicola, un amico e sommelier enciclopedico.

Abbiamo deciso di assaggiare due blend, un Pinotage (vitigno Sudafricano per eccellenza), un Shiraz e un dolce fortificato per terminare la serata con un sorriso.

Vediamo com’è andata.

La Motte, Pierneef, 2015, Sauvignon Blanc.

Sì, era una degustazione di rossi, ma Nicola non ha resistito e ha dovuto mettere in fresco un bianco. Non potevamo dire di no al padrone di casa, giusto? Al naso si affacciano subito bosso e foglia di pomodoro, seguito dal sale potente e da una nota fumé. La frutta resta sullo sfondo. Media struttura ma grande bevibilità. Sarà che era la prima bottiglia ma è durata un amen. Amuse Bouche. 86

Delaire Graff, Botmaskop, 2015, 69% Cabernet Sauvignon, 13% Cabernet Franc, 9% Petit Verdot, 6% Merlot, 3% Malbec.

Nota vegetale, poi uva passa sotto spirito, cassis, liquirizia. Nonostante il tannino piacevolmente morbido (probabilmente la cosa migliore) in bocca mostra i limiti della giovane età. È equilibrato, piacevole ma verde, sensazione che resta anche sul finale. Troppo giovane per poterne dare un giudizio completo. Da riassaggiare tra un paio di anni aspettandosi sorprese. Cheerleader. 83

Chamonix, Troika Reserve, 2014, 50% Cabernet Franc, 30% Cabernet Sauvignon, 10% Petit Verdot, 10% Merlot.

Naso fine e complesso, floreale di violetta, oliva in salamoia, mora, pepe, giusta sapidità. Strutturato, bocca succosa, bilanciata e seducente. Ha sicuramente un futuro roseo davanti a sé ma è già sulla buona strada. Cigno. 86

Spier, 21 Gable, 2013, Pinotage.

Naso complesso e affascinante. Polvere di cacao, caffè, fragola, spezie dolci e persino una nota floreale di camomilla. Bocca altrettanto piacevole, dove si alternano cioccolato, frutti rossi e pepe. La giusta sapidità e il finale fresco e dolce di fragola invogliano al prossimo bicchiere. Applausi. 89

Fairview, Shiraz single vineyard Beacon, 2013, Shiraz.

Naso potente dove spiccano il pepe e la mora. Purtroppo a questa potenza non corrisponde altrettanto corpo in bocca, che risulta un po’ magro nonostante il tannino deciso e la nota alcolica che si fa sentire. Peccato. 80

Delaire Graff, Cape Vintage, 2014, 60% Tinta Barocca and 40% Touriga Nacional.

Volevamo terminare la serata con una coccola e così è stato. Bellissimo rosso porpora intenso e naso dolce di ribes e spezie. Dolcezza non eccessiva (bene) e acidità che sostiene bene. Tannino levigato e alcool perfettamente sotto controllo. Abbinato ottimamente sia con dello stilton sia con del cioccolato fondente 86% è durato un attimo nonostante le pance piene, le teste leggere e l’ora ormai tarda. Qualcosa vorrà pur dire! Come il cioccolato. 86

Quel che rimane

Resta quel sorprendente fiorellino delicato in un potente Pinotage, resta la curiosità di riassaggiare alcuni vini almeno l’anno prossimo, e resta la diatriba apertissima se siano meglio i bianchi o i rossi sudafricani. Dubbio che ci toglieremo quanto prima con una nuova serata! Consigli?

Grazie a Marina, Enoch, Bernard e Katherine per il gentile aiuto.

Mixed blessing of being a sommelier is to be considered the holder of Knowledgs (with capital K) about wine. Although it is absolutely false, the result is that nobody will give a bottle to a sommelier (at least the thirty fourth corkscrew), and he will chose the right wine for any special occasion.

One of the most challenging quest is the Christmas lunch, where the menù is so vague and mysterious that you should bring with you an entire wine shop to be sure to find the right one, and where you will find aunts, cousins and relatives, including those who drink only french wines, only piedmontese wines and who would drink champagne pas dosè even with the sweetest panettone. To hit the right one is like betting on the winning horse 23 times in a row.

Last Christmas red wine was a bordeaux blend from South Africa, ‘cause in Bordeaux they know how to produce a wine that satisfies everyone, Hugh Johnson down, and ‘cause South African wine makers  apparently have understood this so long.

My satisfaction and of all present about this wine was such that I immediately decided to organize with Nicola, a friend and enciclopedic sommelier, a South Africans red wine tasting.

We chose two blends, a Pinotage (South African grape variety par excellence), a Shiraz and a fortified sweet wine to end the tasting with a smile.

Let’s see what’s happened.

La Motte, Pierneef, 2015, Sauvignon Blanc.

Yes, it was red wines tasting, but Nicola could not resist to put a white wine in the fridge. We could not say no to the host, right? It smells of boxwood and tomatoe leaf, then noticeable salt and little smoky. Fruits remains in the background. Medium structure and excellent drinkability. Maybe is because it was the first bottle but it resisted one minute. Amuse Bouche. 86

Delaire Graff, Botmaskop, 2015, 69% Cabernet Sauvignon, 13% Cabernet Franc, 9% Petit Verdot, 6% Merlot, 3% Malbec.

Vegetal note, then raisins, cassis, liquorice. Despite tannins are already smooth (probably the best thing about this wine) the palate is clearly young. It is well balanced, enjoyable but green, also in the finish. Too young to be fully reviewed. To be tasted again in a few years waiting for a surprise. Cheerleader. 83

Chamonix, Troika Reserve, 2014, 50% Cabernet Franc, 30% Cabernet Sauvignon, 10% Petit Verdot, 10% Merlot.

Complex and elegant nose, floreal with violet, olives in brine, blackberry, pepper, good sapidity. Structured, juicy palate, balanced and enticing. It has a bright future ahead but is already on the right way. Swan. 86

Spier, 21 Gable, 2013, Pinotage.

Complex and very charming nose. Cocoa powder, coffee, strawberry, sweet spices and even a floreal note of chamomile. Equally pleasant palate, alternating chocolate, red fruits and pepper. A good sapidity and his fresh and sweet finish invite the next glass. Applause. 89

Fairview, Shiraz single vineyard Beacon, 2013, Shiraz.

Powerful nose with strong blackberry and pepper. Unfortunately this strenght isn’t confirmed on the palate, where it shows poor structure despite high tannins and alcohol level. What a pity. 80

Delaire Graff, Cape Vintage, 2014, 60% Tinta Barocca and 40% Touriga Nacional.

We wanted to end our tasting with a cuddle and so it was. Wonderful intense purple red colour and sweet nose with currant and spices. Not too sweet (good) supported by good acidity. Honed tannins and alcohol is perfectly under control.

Well paired with a Stilton cheese and 86% dark chocolate it lasted a moment, despite full stomachs, light heads, and the late hour. It is something! Like chocolate. 86

What remains

It remains that surprising delicate little flower scent in a powerfull Pinotage, curiosity to taste again some wines at least the next year, and the wide open controversy if are better white or red South African wines. Doubt that we will remove as soon as possible with a new tasting! Tips?

Thanks to Marina, Enoch, Bernard and Katherine for the kind help.

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Article by denis

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