Croccante, cricchiante, Verdicchio!

verdicchio

Nasce a Pollenza, in provincia di Macerata, la mia passione per le Marche. Nasce grazie alla musica e ad un vino (che non è il Verdicchio) e si estende alle persone per tornare di nuovo al vino.

Era il 2015, ed ero lì per un concerto. Da bravo studente AIS avevo fatto i compiti e mi ero prefisso di assaggiare lì un vino difficilmente reperibile altrove: la Vernaccia di Serrapetrona, spumante rosso ottenuto in parte da uve leggermente appassite, raro e curioso.

E come i tre prìncipi di Serendippo cercavo un vino e trovavo un’accoglienza e una disponibilità uniche.

Visto il poco tempo a disposizione cercavo invano la famosa Vernaccia in un paio di supermercati. Chiedevo aiuto quindi a Jacopo, padrone di casa del Caffè Centrale di Pollenza, che con naturalezza mi diceva che me l’avrebbe comprata lui di lì a poco.

Tornava dopo un’ora dispiaciutissimo perché non era riuscito a trovarne, ma non pago si rivolgeva a Debora, che con un sorriso grande così si offriva di comprarne un paio di bottiglie nel ristorante dove avrebbe cenato quella sera. E come se non bastasse riuscivo a pagare le bottiglie solo con molta fatica perché “è un piacere farvi assaggiare i nostri prodotti”!

La serata fu un grande successo e terminò a notte fondissima al tavolino del Caffè davanti ad una bottiglia di Vincotto, manco a dirlo, offerta.

Ero arrivato a Pollenza da 8 ore e avevo la sensazione di essere lì da sempre, a casa.

Da quel giorno le Marche sono per me un posto speciale, nel quale tornerò sempre volentieri, un posto che merita di essere conosciuto, anzi vissuto, al di là dell’eccellenza dei suoi vini!

Ecco quindi la prima serata organizzata con gli ormai consueti compagni di bevute, dedicata alle Marche, al Verdicchio di Matelica e dei Castelli di Jesi di cui Mario Soldati scriveva:

Verdicchio, verdicchio, suona fresco, suona vivo, suona leggero, umile, gradevole, giovanile, naturale, grazioso, gentilmente pungente, vegetalmente acerbetto e piacevole, come un rametto verde pallido, croccante, cricchiante!”.

Belisario, Verdicchio di Matelica Cambrugiano Riserva, 2014. Abbastanza intenso, abbastanza complesso con frutta tropicale, agrumi e una leggera spezia. Sapido, un po’ troppo spostato verso morbidezze vanigliate, manca di freschezza, e un po’ stupisce. Il finale è amarognolo, classico, non particolarmente lungo. Questa è la prima impressione, da 82 punti una delusione. Ma ci riproviamo dopo un paio d’ore e cambia tutto! Si affaccia un elegantissimo sentore di pera, le spezie si ampliano, ci sono i fiori e soprattutto in bocca finalmente arriva la freschezza che mancava e che bilancia una struttura importante, che già si era manifestata, ma che risultava pesante. La bella era solo addormentata! Cricchiante. 88 (+1 per l’evoluzione straordinaria in meno di 2 ore)

Borgo Paglianetto, Verdicchio di Matelica Riserva Jera, 2012. Si avverte la maggior evoluzione già al naso, dove la frutta acquista polpa e fa capolino un sentore terziario etereo. È ben bilanciato in bocca, lungo e piacevole, di personalità. Nei miei appunti iniziali ho scritto “una specie di Cambrugiano con tanti +” ma era quando la bella era ancora addormentata. Al secondo assaggio anzi, questo sembra sedersi un poco. Naturale. 86

Colpaola, Verdicchio di Matelica DOP Colpaola, 2014. I vigneti da cui proviene questo Verdicchio, a ridosso del monte San Vicino, sono tra i più alti della denominazione (650 slm). Il naso è molto fine, forse più dei precedenti, delicato di piccoli fiori e agrumi. In bocca ha un attacco freschissimo e dissetante ma è corto. Il Colpaola di ora è un po’ come il Prosecco (il che non vuole assolutamente essere un’offesa!): è un vino semplice, dissetante, dal quale non aspettarsi troppo in termini di complessità ma realizzato molto bene e assolutamente piacevole. L’ottimo lavoro fatto in cantina mi fa pensare che nel futuro da qui potranno uscire ottime bottiglie! Giovanile. 83

Bonci, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore San Michele, 2014. Lascia nel bicchiere degli archetti da nebbiolo che non scendono più. Elegante, complesso, finalmente sentiamo ben evidente l’anice, assieme ad una nota floreale delicata, camomilla e pera. Di corpo deciso con alcool tenuto a bada, equilibrato, minerale. Finale lungo e ammandorlato classico. Vivo. 89

Garofoli, Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Podium, 2012. Di un bel giallo dorato, è consistente, fine di frutta gialla matura, pera soprattutto, e miele. L’ingresso in bocca è particolare, quasi fosse leggermente effervescente: spiazza un po’. Dopo qualche minuto comunque la sensazione va scomparendo. Di buona struttura e sapidità, non eccelle in nulla ma è la bottiglia che dura di meno. Gradevole. 88

Bucci, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Villa Bucci, 2012. Il Verdicchio più prestigioso, quello che si può trovare ai quattro angoli del globo, quello che dal 1995 prende  i tre bicchieri Gambero Rosso ogni anno. Da un vino così non ci si può che aspettare il meglio. Bucci consiglia di berlo a 15/18 gradi, quasi come un barolo. Non mi convince, per cui lo versiamo decisamente più fresco e aspettiamo, per non far torto a nessuno.

Che dire? È il manuale sul Verdicchio messo in bottiglia. C’è tutto quel che ci si aspetta: l’anice, la pietra focaia, il miele, la freschezza, la mineralità. È fine, complesso, equilibrato, armonico. Non c’è davvero altro da dire. E forse è questo che non ha fatto scattare la molla. Attendevo un’emozione, ho trovato un vino costruito a regola d’arte, senza difetti e senza cuore. Piacevole. Meriterebbe 90 ma per me è 89.

 

Quel che rimane

Rimane la sorprendente metamorfosi del Cambrugiano, l’algida perfezione del Villa Bucci e la solita ottima compagnia di amici senza i quali bere non sarebbe la stessa cosa.

Rimane Laura del Foyer del Verdicchio di Matelica, ulteriore conferma della disponibilità, gentilezza e accoglienza dei marchigiani, che mi ha prima consigliato e poi sopportato.

Quando si va nelle Marche, anche solo virtualmente, si torna a casa con un amico.

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Article by denis

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