Vinitaly 2017: un viaggio troppo breve

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Forse con la velocità di Usain Bolt e il fegato di un vecchio contadino veneto mi sarei goduto il Vinitaly a pieno. E invece ogni giorno che passa scopro solo cose che mi sono perso…

L’unica giornata è però stata eccellente da molti punti di vista!

  1. L’organizzazione è eccellente. I numeri sono impressionanti: 128 mila presenze da 142 paesi. 4270 produttori presenti da 30 paesi (compresi quest’anno Panama, Senegal e novità assoluta, il Sakè). Nonostante questo, nessuna coda ai servizi igienici, nessuna coda nemmeno agli stand per gli assaggi, personale efficientissimo e instancabile; sono entrato alle 9.20, 10 minuti prima dell’orario ufficiale di apertura e una delle prime persone che ho visto era un giovane operatore con tanto di scopa e pinza raccogli cartacce intento a verificare che fosse tutto ok. Bravi!
  2. Un giorno non basta. Mi ero costruito un programma forse troppo ambizioso, ma il Vintialy per un winelover è come il lunapark per un bambino: le distrazioni sono dietro ogni angolo e non c’è scampo. Troppi vini da riassaggiare, troppi produttori da scoprire, troppi amici da salutare (anzi no, quelli non sono mai troppi). Il risultato è che almeno metà del mio programma stilato con tanta cura è rimandato. L’anno prossimo mi prenderò un giorno in più, come minimo.
  3. Troppi vini troppo giovani. Abbiamo assaggiato imbottigliamenti di una settimana, ingiudicabili.
  4. Ci hanno insegnato che il vino è: vite, territorio, clima, uomo. Quanto è vero! Attorno al vino nascono sempre incontri interessanti, a volte persino amicizie. È la cosa più bella, quella che ti porti a casa davvero.

Ma in fin dei conti, si era lì per assaggiare. Ecco i miei personalissimi 10 migliori:

Santa Barbara, Animale Celeste, 2016. La Nuova Zelanda è qui! Un Sauvignon estremamente moderno, con peperone verde in netta evidenza, pesca e salvia. Freschissimo, modernissimo, di grande avvenire! Quando vai in cerca di Verdicchio e porti a casa una piacevolissima sorpresa!

Suavia, Le Rive, 2013. Soave DOC. 100% Garganega in vendemmia tardiva (fine ottobre), 1 anno di botte grande e 2 in bottiglia. Bellissimo. Frutta tropicale, canditi, anice stellato. Caldo e avvolgente ma con ancora un’ottima freschezza. Aromatico. In abbinamento ci si può divertire parecchio.

Coffele, Ca Visco, 2016. Soave DOC. 75% Garganega, 25% Trebbiano di Soave. Frutta tropicale, biscotto e miele. È un bambino ma ha già una grande personalità. Ci suggeriscono di abbinarlo con il risotto alla zucca. Da fare.

Coffele, Alzari, 2015. Soave DOC Classico. 100% Garganega. Il 40% delle uve subiscono una surmaturazione in pianta e fa 1 anno in botte grande. La macerazione è evidente. Si percepisce un residuo zuccherino importante (sebbene sia un vino secco) che dona morbidezza. È anche minerale, lungo e di grande personalità. La gentile signorina, evidentemente ottima forchetta (era la stessa del risotto alla zucca) ci dice che è il suo preferito con gli spaghetti aglio, olio e peperoncino. E io sono cintura nera di A.O.P.. Non vedo l’ora!

Ca’ Rugate, Monte Fiorentine, 2015. Soave Classico DOC. Il miglior Soave assaggiato. Pera, mela e agrumi. Finezza assoluta al naso ma vispo, presente, strutturato. Finale lungo e leggermente amarognolo. Da accumulare in cantina per una verticale.

Accordini, Amarone classico Della Valpolicella DOC “Vigneto Il Fornetto”, 2010. Un grande Amarone! Complesso, a partire da frutti rossi passiti per andare verso il pepe, la noce moscata, la vaniglia. Ematiche ed etereo. In bocca è strutturato, di corpo molto deciso, polposo, e fin qui tutto fin troppo ovvio, ma con tannino deliziosamente morbidissimo e finale balsamico. Da meditazione. Wow!

Kofererhof, Sylvaner “R”, 2015. Una di quelle tappe non previste ma dalle quali te ne andresti solo dopo aver visto il fondo della bottiglia (questione di pochi minuti). Naso delicato di frutta bianca, fiori, miele d’acacia. In bocca è freschissimo, minerale e sapido. Dissetante e assetante. Combinazione micidiale.

Villa Diamante, Fiano di Avellino Clos D’Haut, 2013. Naso quasi alsaziano, minerale, cereali e frutti bianchi. Note affumicate che lo rendono particolare e che non lo faranno piacere a tutti. Personalmente mi è piaciuto più del famoso Vigne della Congregazione. Personalità da vendere. Chapeau.

Rocca del Principe, Fiano di Avellino, 2009. Che bello poter assaggiare finalmente un vino nel pieno della maturità! E questo vino, a 8 anni dalla vendemmia non sente il tempo che passa! Mela, erbe mediterranee, sapidità, mineralità, spezie dolci, idrocarburi, non manca davvero nulla! Abbiamo assaggiato anche un 2010 rispetto al quale perde leggermente in freschezza per acquistare sapidità. Dedicato a chi pensa che i bianchi vadano bevuti nel giro di un paio d’anni.

Benito Ferrara, Greco di Tufo “Vigna Cigogna”, 2016. Dopo quanto detto sul Fiano di Rocca del Principe si capisce la frustrazione di essere costretti ad assaggiare il 2016 di uno dei migliori Greco in assoluto. Naso freschissimo e marino dove predominano le erbe officinali. Bocca sapida, quasi salata e finale mandorlato. Da dimenticare in cantina, se ci si riesce.

 

PS: la pagina di vinitaly da qualche giorno recita:

ARRIVEDERCI ALLA 52A EDIZIONE
DEL SALONE INTERNAZIONALE DEI VINI E DISTILLATI

VERONA APRIL 15-18 2018

Ci sarò!

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Article by denis

Comments: 4 replies added

  1. spenia 5 maggio 2017 Rispondi

    WONDERFUL Post.thanks for share..more wait .. … http://fastleee.tumblr.com/ http://gamejolt.com/games/rexuiz-fps/250380 http://geocachingchile.cl/foro/index.php?topic=130582.new#new https://www.google.com/search?q=rexuiz

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