Dal Namaqualand a Darling, South Africa in bianco

SouthAfrica_Whites

Inizio dalla fine: un doveroso ringraziamento per questa degustazione va a Capreo, sicuramente il miglior sito nel quale acquistare vini sudafricani, che mi ha regalato le prime tre bottiglie assaggiate. Grazie! 

 

Era la fine degli anni ’80, seconda media, la professoressa di Italiano, per ragioni che non ricordo ci parlò di un posto magico, un ossimoro geografico, il Namaqualand, il deserto fiorito, regione che si estende tra Sudafrica e Namibia e si affaccia per oltre 1000 chilometri sull’Oceano Atlantico.

All’inizio della primavera questa zona normalmente arida si riveste di fiori di ogni colore nel breve periodo noto come stagione delle margherite del Namaqualand.

Quel giorno il Sudafrica ha smesso di essere solo l’ennesimo stato da studiare in geografia, e ogni volta che lo incrocio ripenso a quella mattina e alla Professoressa Piana con affetto e un po’ di nostalgia.

Qualche mese fa abbiamo assaggiato i vini rossi sudafricani, scoprendo ottime alternative ai costosi Bordeaux e un affascinante Pinotage, ora tocca ai vini bianchi, dall’onnipresente Chardonnay allo Chenin Blanc.

Vediamo cosa è successo!

Capreo, Vintner’s Selection, Chenin Blanc, 2016. Giallo verdolino piuttosto scarico, non particolarmente intenso né complesso, ma semplice e piacevole, note erbacee, di mela verde, con una sensazione leggermente burrosa.
In bocca conferma semplicità e piacevolezza, nota alcolica forse un po’ troppo accentuata e finale abbastanza corto di scorza di limone.
Spier (che produce questo vino per Capreo) si conferma un’ottima cantina. Il giudizio freddo dice 81 punti, ma ha un eccellente rapporto qualità/prezzo.

Delaire Graf, The View, Chenin Blanc, 2015. Verdolino abbastanza consistente. Intenso e complesso ma non particolarmente fine al naso, mostra decisamente personalità. Note di zolfo, frutta tropicale, agrumi e sensazione minerale. La dolcezza tipica dello Chenin Blanc in questo caso è molto evidente e dona molta morbidezza, sorretta comunque da una buona freschezza. Tutto sommato ricorda il vino precedente, con accentuati sia i pregi che i difetti. 83

Fairview, Darling, Sauvignon Blanc, 2016. Paglierino brillante molto bello. Consistente. Naso abbastanza intenso e “didattico” con note erbacee di bosso e di agrume. Già al naso si percepisce un residuo zuccherino importante, caratteristica che accomuna quasi tutti i vini assaggiati. In bocca è morbido ma un po’ leggero nonostante l’alcool (13.5abv). 83

Klein Constantia, Perdeblokke, Sauvignon Blanc 2014. Giallo paglierino, consistente nel bicchiere. Le note tipiche del Sauvignon Blanc sono sfumate dal legno e si percepisce distintamente una nota di zucchero bianco. Assaggiato molto freddo si mostrava come una traccia Drum & Bass: spiccata acidità (drum) e decisa morbidezza (bass) ma con poca struttura e corpo (le frequenze di mezzo). Con qualche grado in più sono emerse note di melone e ananas, sono comparsi i violini ed è diventato musica. 86

Moreson, Dr. Reason Why, Chardonnay, 2015. Fermenta in acciaio (10%), terracotta (30%) e uova di cemento (60%). Giallo paglierino, consistente. Intenso e complesso, confesso che queste note calde di frutta matura, burro, fiori, spezie (sembra quasi abbia avuto un passaggio in legno…) mi mancavano. Nonostante la buona mineralità (ce ne aspettavamo di più vista la fermentazione in terracotta e cemento) in bocca è decisamente spostato verso le morbidezze tanto che un paio di gradi in più dopo qualche minuto nel bicchiere l’hanno appesantito un po’. Lungo e piacevole il finale. 86

Glen Carlou, Quartz Stone, Chardonnay, 2013. Giallo paglierino estremamente intenso, invitante. Vaniglia, miele, mimosa, zucchero di canna, note tostate, marmelade, è decisamente un vino complesso e intenso. La forza di questo vino è l’equilibrio che mantiene in bocca, quasi sorprendente visti colore e naso. Quel che probabilmente aiuta da questo punto di vista è il terreno su cui sorge la vigna, composto di quarzo e granito. Anche con qualche grado di troppo non diventa mai stucchevole ma è sempre sorretto da una buona acidità. Finale lungo, classico, piacevolmente amarognolo. 89

Fairview, Winemaker’s Selection Drie Papin Fontein, 2015. Si tratta di un taglio 50% Sauvignon Blanc, 50% Semillon (il 25% fa barrique). Naso fine, complesso, di peperone, agrume e albicocca, con note minerali. Se dovessi descrivere questo vino in due parole direi che è un Sauvignon Blanc addomesticato. È probabilmente il vino più equilibrato tra quelli assaggiati, perfetta corrispondenza tra occhio, naso e bocca, gustoso. Forse la nota leggermente stonata è il finale un po’ erbaceo. Comunque un’ottima bottiglia. 89

Quel che rimane

Rimane la stessa sensazione di quando abbiamo assaggiato i rossi sudafricani, sono vini fatti mediamente molto bene, fatti per piacere, anche se ho trovato in questi bianchi un residuo zuccherino quasi sempre vicino al limite.

Rimane il ricordo di una mattina di scuola di quando il vino era un oggetto misterioso che chissà come mai piaceva così tanto agli adulti.

Rimane la compagnia di inseparabili compagni di bevute con i quali imparare, divertirsi, bere e mangiare sempre ad altissimi livelli!

Rimane la voglia di proseguire in questo viaggio verso nuovi luoghi, nuovi continenti, nuovi vitigni e vecchie tradizioni, con chi vorrà seguirmi.

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Article by denis

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