Cinerino, il Condrieu piemontese.

cinerinoabbona

Ricordo bene la prima volta che sono andato nelle Langhe con lo sguardo attento al mondo del vino.
Lasciate indietro le colline del Monferrato, in alcune zone ancora così magnificamente selvagge che in particolari luoghi felici permettono di spaziare con lo sguardo senza muoversi di un passo dalla valle del Po, a boschi incolti, a vigneti, alle Alpi, si entra in un clima di organizzazione, precisione, pulizia ed efficienza notevoli.
Nelle Langhe si respira ovunque aria di vigna e cantina.
Ne visitammo due, a caccia di Dolcetto, e scoprimmo che la collina di San Luigi, a Dogliani, è un gioiello capace di regalare perle assolute.
Ricordo una persona in particolare per l’accoglienza che ci riservò: Bruna, la Signora delle cantine di Marziano Abbona.
Parlammo molto, assaggiammo molto, capii poco, ma la miccia della curiosità era ormai accesa.
Parecchi anni dopo, con colpevole ritardo, mi sono trovato allo stesso tavolo di una bottiglia di Cinerino, il Viognier di casa Abbona, che prende il nome dall’airone che popola queste zone.

Il Cinerino nasce nel 1996 per la passione di Marziano Abbona verso i Condrieu della valle del Rodano, con quel pizzico di pazzia, o di coraggio, indispensabili per creare qualcosa di unico.
Si inizia con circa 7000 bottiglie. Oggi sono 20000, con una domanda che probabilmente ne assorbirebbe il doppio.
Questo è però un limite quasi necessario per mantenere alta la qualità, mi spiega Chiara Abbona: sebbene il Viognier sia un vitigno resistente, dal grappolo compatto e dalla buccia piuttosto spessa, il Cinerino ha bisogno di parecchia cura durante la vinificazione, con batonnage giornalieri e attenzione ai dettagli.

Il 2015 è stata un’annata calda, cosa che prima ancora che sentirsi al naso e in bocca si vede: il giallo paglierino bellissimo è brillante, solare, caldo e vivo.
Giusto compromesso tra eleganza e prorompenza, profuma di pesca e albicocca, quasi in confettura.
E poi di fiori, di spezie dolci, di quell’angolo dell’orto dove stanno gli odori, e porta con sé una promessa di etereo.
In bocca è gustoso, caldo, voluttuoso, sapido, minerale. La freschezza resta leggermente sotto, complice probabilmente l’annata calda, ma è ben compensata dalla sapidità, grazie alla quale l’equilibrio non manca.
Il finale è lungo, di miele e sale. Una coccola.

Un vino da accumulare e dimenticare in cantina per qualche anno per goderne ancora di più, se ce la si fa…

È ora di tornare a Dogliani…

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Article by denis

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