Up Spirits! Oggi è il Black Tot Day!

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Nel 1600, in piena epoca coloniale, mentre la borghesia europea si sollazzava con Cognac e Brandy, dall’altra parte del mondo schiavi, pirati e corsari, cercavano di capire quanto alcol potesse sopportare un uomo prima di stramazzare al suolo.

Di là dell’oceano l’alcol era più un esigienza che un piacere. Serviva a dimenticare la miseria della schiavitù, a purificare l’acqua sulle navi, a darsi coraggio in battaglia, a combattere infezioni e mal di mare. Quell’alcol così prezioso era fornito dal Rum.

L’idea iniziale del Tot non è di certo da attribuire quindi alla Marina Britannica, ma piuttosto a corsari e pirati che facevano del Mar dei Caraibi il loro territorio di caccia, e che trovarono nel Rum una riserva alcolica pressoché illimitata, a buon prezzo, e decisamente HOT!

E che coraggio, che spavalderia, che sprezzo del pericolo avevano questi banditi dei mari!

Probabilmente fu proprio osservando la boria dei pirati e il loro valore in battaglia che la Royal Navy decise di sostituire la pinta di birra a cui avevano diritto i marinai ogni giorno con mezza pinta di Rum, ottenendo un altro notevole vantaggio: triplicato l’alcool e dimezzate le scorte necessarie a bordo: bingo! Al grido di Up Spirits! era nato il Tot!

Il Rum era prodotto da alambicchi discontinui nelle colonie Britanniche (probabilmente in Jamaica, conquistata proprio nel 1655, anno della nascita del Tot), e assemblato e invecchiato nelle cantine del West India Docks di Londra.

Come tutte le buone idee però, anche questa aveva bisogno di qualche aggiustamento. Il problema più grosso fu che i marinai conservavano la razione giornaliera di Rum per alcuni giorni, finché non ne avevano accumulato abbastanza per una bella sbronza… gli episodi di violenza e insubordinazione crescenti costrinsero gli ufficiali a prendere provvedimenti. Nel 1756 il regolamento venne modificato: mezza pinta di Rum al giorno diluita in un quarto di acqua, servita in due momenti del giorno, prima di mezzogiorno e dopo il tramonto, da bersi tutto d’un fiato. Questo regolamento, con ulteriori riduzioni di quantità, rimase in vigore per altri due secoli e il Rum così annacquato prese il nome di Grog, dal soprannome dell’ammiraglio Edward “Old Grog” Vernon, chiamato così per il suo cappotto di grogrè.

Il battesimo del grog probabilmente fu qualcosa di simile a: “Questa schifezza annacquata è leggera come il cappotto di Olg Grog!”

L’ultimo Tot, dopo quasi 300 anni di tradizione ininterrotta, venne distribuito il 31 luglio 1970, divenuto famoso come Black Tot Day. In quell’ultimo giorno, tutti i marinai di tutte le navi della Marina Britannica in giro per il globo alzarono l’ultimo bicchiere di Rum al grido di “The Queen!” ed è facile immaginare che anche il più esperto e rude di loro, abbia soffocato una lacrima.

La tradizione del Navy Rum non è però morta quel giorno, anzi, è solo dopo il Black Tot Day che in un certo senso è diventata per tutti, soprattutto grazie a Charles Tobias, ex ufficiale di marina che nel 1979 chiese e ottenne dal Ministero della Marina Militare di poter acquistare le antiche ricette con cui veniva preparato il Tot, e la licenza per la commercializzazione.

Il Rum Pusser’s (da Purser, l’addetto alla distribuzione del Tot) è un blend di rum da melassa proveniente dalla valle del fiume Demerara, in Guyana, distillati in 5 alambicchi diversi, 3 situati in Guyana e 2 a Trinidad.

Fondamentale, come per ogni Navy Rum che si rispetti, è il contributo del doppio alambicco discontinuo in legno Port Mourant, in funzione dal 1732 e ora situato presso la Diamond Distillery (la stessa che produce il più famoso El Dorado).

L’invecchiamento non avviene più a Londra ma a Tortola, nelle Isole Vergini Britanniche, per un minimo di 3 anni per la versione base (esiste sia la Gunpowder proof, a 54.5abv, che la depotenziata a 40 o 42abv) fino ai 15 anni del Nelson’s Blood.

La versione da 42abv assaggiata è di un bel aranciato luminoso, quasi ramato.
Naso intenso di albicocca, scorza d’arancia, spezie, leggera nota di mandorla amara, caramello.
In bocca è sorprendentemente morbido, quasi dolce, semplice e piacevole.
Giustamente lungo, lascia in bocca una nota leggermente erbacea e speziata, quasi astringente.
Che dire? Da quello che probabilmente è il più fedele esemplare di Navy Rum mi sarei aspettato più ruvidezza, invece è un Rum rotondo, dolce e morbido, forse persino troppo, nonostante non contenga zucchero aggiunto.
La nota speziata molto presente e il finale astringente sebbene l’invecchiamento non dovrebbe essere di molto superiore ai 3 anni, mi fanno pensare ad una qualche aggiunta di spezie. Chissà?
Quel che è certo è che pochi Rum portano con sé una storia tanto lunga e affascinante quanto il Pusser’s! Basterebbe questo a inserirlo d’onore nella lista dei Rum da provare almeno una volta nella vita! Ed è anche decisamente un buon Rum!


Scrivendo questo articolo mi sono reso conto di quanti aneddoti, leggende e notizie storiche interessanti ci sarebbero da raccontare. Storie alle quali toccherà tornare prima o poi. Up Spirits, marinai!

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Article by denis

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